PERSEVERANZA STRATEGICA

Perseveranza

Ciò che distingue chi raggiunge i risultati desiderati da chi, al contrario, non realizza i propri obiettivi è la perseveranza.

E’ piuttosto semplice nella fase iniziale del raggiungimento di un obiettivo essere motivati e attuare una serie di azioni finalizzate al raggiungimento di un risultato al quale tendiamo.

La cosa si fa complicata alla distanza, quando la strada inizia ad essere in salita, quando dobbiamo tenere una condotta impegnativa e coerente al nostro piano d’azione per un considerevole lasso temporale.

A ognuno di noi è accaduto e accade quotidianamente di porsi obiettivi, ad esempio imparare una lingua straniera, perdere peso e rimettersi in forma o accrescere le proprie competenze professionali.

Dopo esserci determinati ad agire strutturiamo un piano d’azione, stabiliamo una tabella di marcia e iniziamo a lavorare per il nostro obiettivo.

I primi giorni sono altamente gratificanti in quanto siamo consapevoli di lavorare per il raggiungimento di una meta che abbiamo scelto deliberatamente e che reputiamo importante.

Ci alziamo dal letto con energia ed entusiasmo e siamo elettrizzati all’idea di continuare a muoverci in direzione del nostro obiettivo, ma tutto ciò si ridimensiona quando troviamo lungo il nostro percorso un ostacolo.

Le difficoltà fanno parte del gioco, la strada che conduce al risultato è segnata da ostacoli che dobbiamo superare e c’è di più, queste difficoltà si fanno maggiori in funzione della portata dell’obiettivo, più il nostro obiettivo è ambizioso più le barriere che ostacolano il nostro cammino sono difficili da superare.

I fondatori della Programmazione Neuro Linguistica (PNL), Richard Bandler e John Grinder hanno studiato per anni i processi mentali adottati da personaggi che hanno ottenuto grandi successi nei rispettivi settori di competenza (psicoterapeuti, uomini d’affari, grandi comunicatori, sportivi ecc…) e la straordinaria scoperta emersa da questi studi è stata la simbiosi strategica che accomunava i soggetti che erano stati analizzati.

Bandler e Grinder hanno estratto e codificato le strategie di successo di questi personaggi e hanno constatato che una delle caratteristiche comuni a tutti loro era la perseveranza, la capacità di non demordere, di continuare ad agire nonostante le difficoltà, di insistere a dispetto della dura realtà delle circostanze.

Il perseverare è fondamentale ma non significa continuare a ripetere i soliti errori. Il pericolo in questo caso è di reiterare in modo permanente una serie di fallimenti che finiscono per minare la fiducia nei propri mezzi e la convinzione di poter raggiungere il risultato.

Solo la perseveranza strategica può condurci ai risultati che intendiamo realizzare e, questa, può essere raggiunta attraverso l’adozione di filtri percettivi funzionali.

Il filtro percettivo di cui sto parlando deve essere applicato a tutti gli errori che commettiamo, i quali devono essere interpretati come una fase necessaria verso il raggiungimento del risultato desiderato.

Gli sbagli che compiamo quindi sono una parte della strada verso il successo, non sono al di fuori. Attraverso l’adozione di questa modalità interpretativa possiamo guardare alle difficoltà che incontriamo come a delle preziose opportunità di crescita.

Da questa analisi deriva una delle presupposizioni fondamentali della PNL:

“Non esiste fallimento, solo feedback”.

Guardando ai nostri errori e alle nostre difficoltà come a delle occasioni di miglioramento,la nostra vita diventa un percorso di continua evoluzione dove non c’è posto per il fallimento ma solo per l’apprendimento.

Attraverso questo filtro volto all’interpretazione funzionale dei nostri errori possiamo generare in noi l’attitudine alla perseveranza strategica, che ci spinge ad agire e ad accogliere continuamente i feedback derivanti dalla nostra condotta quotidiana. In conclusione voglio ricordare Thomas Edison, che riuscì ad inventare la lampadina ad incandescenza a seguito di centinaia di errori.

Mentre lavorava alla lampadina una volta disse: “Non ho avuto successo per 700 volte. Sono riuscito a provare che in quei 700 modi non funzionava. Quando avrò eliminato i modi che non funzionano, troverò il modo giusto”.

Queste parole manifestano in modo inequivocabile l’attitudine di Edison ad imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e, soprattutto, ad imparare dai suoi stessi errori. Il suo lungo lavoro per l’invenzione della lampadina rappresenta uno dei più fulgidi esempi di perseveranza strategica.

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